venerdì 20 ottobre 2017

Letture per il week-end

Bitcoin
Hedge funds
The US bull market - How it ends (presentazione di Oppenheimer)

Junk bonds’ risk-return profile has been permanently damaged 
 

Asset prices are high across the board. Is it time to worry? 
 

The Signal and the Silence - When is prediction useful—and when is it dangerous? 
 

How valuable is a unicorn? 
Probabilmente la metà di quello che si sente in giro

“One of the many ways that some companies inflate their valuations, for instance, is by offering certain investors guaranteed valuations in an initial public offering. In other words, if a company doesn’t reach a certain valuation at the time of an I.P.O., it will issue the investor more shares to make up the difference between the guaranteed price and the one that was attained. Effectively, all the other common shareholders end up paying the difference — and often don’t know it.”
[Il paper citato nell’articolo è disponibile qui]

martedì 17 ottobre 2017

“Battle of the brands” (parte IV): Advertising agencies

Negli ultimi mesi, le tre principali agenzie pubblicitarie al mondo hanno tutte annunciato fatturati in calo: WPP, Omnicom, Publicis ed Interpublic. Leggere un trend nei risultati di uno o due trimestri è sempre azzardato, ma questi risultati non sono una sorpresa.

Più interessante è quello che ha detto Martin Sorrell, CEO di WPP, nella call con gli analisti:

“So what's our response to all this? Well, further focus on our 4 strategic priorities. Horizontality […] is our first critical priority. And it really means ensuring that our people work seamlessly. They're accustomed to working vertically and by agency brand, but they work seamlessly horizontally across the group together through client teams, and country managers and subregional managers to provide an integrated benefit for clients. And clients are pressurizing us for more effectiveness and more efficiency, this is the way, probably the most significant way that we can respond.”

giovedì 5 ottobre 2017

“Battle of the brands” (parte III): birra ed alcolici

Il successo negli ultimi anni delle birre artigianali (craft beer) non può essere definito che straordinario: in un mercato come quello US che vale oltre $100 miliardi annui ed è da tempo in fase di consolidamento, sono riuscite a crescere da una quota marginale del 3% nel 2006 ad oltre 12% nel 2016 (misurata in termini di volumi venduti). Oggi nei soli US ci sono oltre 5,500 birrerie artigianali.

lunedì 25 settembre 2017

“Battle of the brands” (parte II): supermercati

Come visto nel post precedente, il valore del brand deriva dal ridurre i costi di ricerca per i consumatori. Un modello che è divenuto sempre più forte negli ultimi 20 anni è quello nel quale è il distributore, e non il produttore, ad assumere questo ruolo.

giovedì 21 settembre 2017

“Battle of the brands” (parte I)

Il brand è spesso una parte fondamentale del valore di un’azienda ed anche se oggi sembrano una componente naturale dei sistemi economici, sono in realtà relativamente recenti. Alla fine del 1800 le aziende che producevano cibo in scatola si accorsero che creandosi una reputazione per la qualità i consumatori erano disposti a pagare un premio per evitare il rischio di trovare cibo avariato come era comune all’epoca. Negli anni 1950 e 1960 poi, come mostrato in maniera eccellente dalla serie “Mad Men”, le agenzie pubblicitarie convinsero le aziende a differenziarsi dai concorrenti con massicce campagne pubblicitarie, perché in un mercato competitivo con prodotti non così diversi era essenziale fidelizzare i consumatori. I giganti dei beni di consumo (Nestlè, Unilever, Kraft Heinz, Coca-Cola, Pepsi, Colgate Palmolive, Procter & Gamble, solo per citarne alcuni) hanno per svariate decadi garantito elevati rendimenti proprio grazie alla presenza di formidabili barriere: brand loyalty, economie di scala e necessità di avere spazio sugli scaffali dei supermercati hanno di fatto impedito a potenziali nuovi entranti di sfidare il loro dominio.