venerdì 30 dicembre 2016

(Ig)nobel financial awards

Prendendo spunto dai veri IgNobel Prizes (“first make people laugh, and then make them think”), ecco i miei vincitori (semi-seri) per il 2016.

lunedì 19 dicembre 2016

Mauboussin: "Reflections on the ten attributes of great fundamental investors"

Questo report di Michael Mauboussin nella lista di cose da leggere da questa estate: per chi non volesse leggerlo tutto (è disponibile a questo link) ecco il riassunto delle 10 caratteristiche principali dei migliori investitori.  

1. Be numerate (and understand accounting). Raramente sono necessari calcoli molto complicati, ma è comunque necessario essere in grado di ragionare in termini di numeri, percentuali e probabilità. Questo vuol dire studiare bene la contabilità aziendale (financial statement analysis): i bilanci sono il mezzo attraverso si riesce a capire cosa un business ha fatto nel passato e farsi un’idea sul futuro.

mercoledì 14 dicembre 2016

“What would Ben Graham do now?”

Sono stato ingannato dal titolo, in quanto “What would Ben Graham do now?” non è quello che mi aspettavo, ovvero come trovare net-nets nei mercati sempre più globali ed automatizzati di oggi. Rimane comunque una lettura molto utile in particolare per chi è interessato ai mercati emergenti. La questione centrale del libro è infatti:
“How do you value-invest long-term in inherently unstable and uncertain environments?”

mercoledì 7 dicembre 2016

“Lesson (re)learned”: SunEdison

Può sembrare strano tornare su una storia di qualche mese fa, ma ho ritrovato alcuni appunti che avevo preso all’epoca ed è sempre utile rivisitare cosa è successo.

Per ricapitolare: dopo due anni di acquisizioni e crescita esponenziale, nel 2015 per SunEdison (SUNE) cominciarono i problemi che l’hanno portata lo scorso aprile ad entrare in Chapter 11 con $16 miliardi di debito a fronte di quasi $21 miliardi di attivi. [N.d.r.: questo dimostra ancora una volta la differenza tra valori contabili ed economici: il valore dei debiti è “certo” (se prendete a prestito 100, dovete restituire 100), mentre il valore degli assets è spesso soggettivo (a bilancio vale 100 in termini contabili ma solo 50 in termini economici).]

venerdì 2 dicembre 2016

Link interessanti

Qualche lettura utile per il week-end

Una dettagliata ricostruzione degli eventi che hanno portato al collasso di Deutsche Bank: The Deutsche Bank Downfall - How a Pillar of German Banking Lost Its Way

Sempre più investitori preferiscono strategie gestite da algoritmi, ma per il momento i risultati non sono quelli attesi: Hedge Fund Clients Dump Humans for Computers and Still Lose

Il Sacro Graal che molti cercano è di replicare il successo del Medallion Fund: Inside a Moneymaking Machine Like No Other

Anche se molti continuano a preferire l’approccio di David Swensen: The Money Management Gospel of Yale’s Endowment Guru

Il nuovo fondo di Joel Greenblatt, quello della Magic Formula: Gotham new fund

E per finire: Goldman Sachs definì Powa Techlogiesl’investmento tech della prossima decade” con una valutazione di $50 miliardi appena prima del suo collasso…

venerdì 25 novembre 2016

Novo Nordisk: cosa è successo?

Novo Nordisk (NOVOB DK) è il maggior produttore mondiale di insulina per la cura del diabete.

Dopo aver offerto un rendimento di quasi 22% l’anno su due decadi, da inizio anno il titolo ha perso il 45% (da DKK 400 a DKK 225) ed il 20% da quando ha annunciato i risultati dei primi 9 mesi. I problemi sembrano venire principalmente dal mercato americano, ma non solo: a settembre il CEO ha annunciato a sorpresa il suo pensionamento anticipato.

martedì 22 novembre 2016

Aggiornamento portafoglio small-caps

Dopo le operazioni fatte a giugno, ovvero la vendita di April e Maison France Confort (quest’ultima non con timing perfetto, visto che è salita di un ulteriore 13%), ho deciso di cedere altre due posizioni con effetto da oggi.

La prima è Leoni (LEO:GR): un investimento che all’inizio sembrava molto promettente ma che si è invece rivelato decisamente sbagliato. Negli ultimi mesi Leoni ha subito una serie di “disavventure” (incluso il furto di €40 milioni ad opera di hacker!) e di conseguenza vi è stata una riorganizzazione manageriale. Gli errori operativi degli ultimi due anni cominciano ad essere troppi e la fiducia nelle capacità del management di operare una ristrutturazione è venuta meno. Ho deciso pertanto di incassare la perdita (-37% dall’acquisto, includendo i dividendi) e di focalizzarmi su altre opportunità.


lunedì 21 novembre 2016

“Concentrated Investing”

“Our investment style has been given a name - focus investing - which implies ten holdings, not one hundred or four hundred. The idea that it is hard to find good investments, so concentrate in a few, seems to me to be an obvious idea. But 98% of the investment world does not think this way. It’s been good for us. (Charlie Munger)”
Non un capolavoro, “Concentrated Investing: Strategies of the World’s Greatest Concentrated Investors” merita comunque la sufficienza perché accanto ai soliti nomi (Buffett, Munger, Keynes, Lou Simpson) include anche il profilo di alcuni eccellenti investitori che sono meno noti al grande pubblico: Glenn Greenberg, il norvegese Kristian Siem, i trustee del Grinnell College, nonché Claude Shannon e Ed Thorp, i primi a quantificare in maniera precisa la cosiddetta Kelly formula.

lunedì 14 novembre 2016

“Generating returns in a low interest rate world”

Terza (ed ultima) presentazione dalla CFA European Investment Conference.

Il punto di partenza è un argomento ampiamente discusso: praticamente tutti gli investimenti sono costosi, ed i rendimenti attesi sono molto bassi.

venerdì 11 novembre 2016

"Liquid alternatives"

Spesso indicati come l’estensione degli hedge funds riservati agli investitori istituzionali, i liquid alternatives offrono la possibilità per gli investitori retail di avere accesso a strategie complesse e non-tradizionali attraverso veicoli che sono soggetti alle stesse regole dei fondi comuni.

Per essere più precisi, andrebbero suddivisi tra classi alternative e strategie alternative. Le prime offrono un’esposizione a premi al rischio differenti rispetto a quelli di azioni ed obbligazioni. Le seconde sono invece un approccio più attivo alle decisioni di investimento, improntate a maggiore flessibilità: la diversificazione viene dalle scelte del gestore piuttosto che dalle caratteristiche intrinseche degli investimenti fatti.

mercoledì 9 novembre 2016

QE e tassi negativi = politica monetaria restrittiva?

[I prossimi post tratteranno di alcune delle cose più interessanti che sono state discusse alla recente CFA European Investment Conference.]

I titoli bancari europei sono stati tra i più penalizzati quest’anno. Nel caso di Deutsche Bank (DB), che fino a qualche settimana fa sembrava dovesse produrre un nuovo “momento-Lehman”, la colpa è stata data alla multa da $14 miliardi comminata dalle autorità americane per la vendita di mortgage-backed securities, molto più alta di quanto gli analisti si aspettavano. In realtà non è stato certamente quella la causa principale, in quanto DB aveva già perso 2/3 del suo valore nei dodici mesi precedenti rispetto a quando la richiesta è stata resa pubblica (15 settembre).

venerdì 28 ottobre 2016

Piquadro: eccellenza italiana a prezzi di saldo?

Piquadro (PQ:IM) è l’azienda italiana di pelletteria, principalmente valige, borse da viaggio e cartelle di alta gamma. I prodotti sono venduti sia attraverso 58 negozi monomarca gestiti direttamente (directly-operated stores, DOS) che in 42 negozi multimarca.

lunedì 24 ottobre 2016

Non capisco cosa vogliono gestori e strategist…

Il punto di partenza è questo articolo, uno dei tanti che riporta le lamentele degli investitori: le banche centrali stanno distorcendo i mercati, con tassi negativi su trilioni di obbligazioni è impossibile generare performance decenti, ed i gestori sono “costretti” a rifugiarsi su quei pochi titoli che hanno ancora un rendimento decente, aggravando la bolla.

mercoledì 19 ottobre 2016

Pensieri sparsi su mercati europei ed implicazioni per il futuro

[Aggiunta in fondo una slide da una presentazione di BNP Paribas]

Non è una situazione eccezionale, ma il mercato azionario europeo sembra essere al momento particolarmente “biforcato”: in termini di prezzo (senza quindi includere i dividendi), l’indice EuroStoxx50 registra da inizio anno una perdita di poco meno di 7%, ma esattamente la metà delle azioni che lo compongono – 25 su 50 – hanno perdite maggiori di -15% o guadagni superiori a +15% (e tra i maggiori losers non ci sono solo banche, ma anche utilities ed aziende del settore auto). Solo 10 azioni hanno, ad oggi, una performance per il 2016 compreso tra 0% e 7%, in linea con i rendimenti dei mercati azionari nel lungo periodo: in termini statistici sarebbe una funzione poco concentrata sulla media e molto dispersa sulle code estreme.

giovedì 13 ottobre 2016

Metro Bank plc

Metro Bank plc (MTRO LN) è una delle cosiddette challenger banks che stanno tentando di rovesciare l’establishment britannico [Ve ne sono ovviamente altre: Aldermore, Virgin Money, FirstDirect/HSBC, Shawbrook, per nominarle solo alcune. E molte aziende non-bancarie competono in UK per i prestiti, soprattutto quelli personali.]

Il buono…
La tesi rialzista è facilmente riassumibile: il mercato bancario UK è tra i più concentrati e meno competitivi al mondo (= pricing power ed ottimi profitti), dominato da 4 giganti domestici (Barclays, HSBC, Lloyds e RBS) ed uno estero (Santander), ma tutti con una pessima reputazione, a maggior ragione dopo la crisi.

lunedì 10 ottobre 2016

“King Icahn”

Un po’ datato (è del 1993, anche se esistono ristampe più recenti, e quindi non include le “imprese” degli ultimi 20 anni), “King Icahn” è comunque un libro interessante su un investitore molto interessante: si legge velocemente ed è utile per capire cosa è accaduto negli anni 1980.

lunedì 26 settembre 2016

“Don’t be a yield pig” (II) – Oil majors

Alcune precisazioni sul post precedente. Il riferimento alla sostenibilità dei dividendi delle oil majors era da intendersi nel contesto della metrica utilizzata da GMO, non in senso assoluto. Ho utilizzato l’esempio di Royal Dutch Shell perché con una capitalizzazione di $200 miliardi ed uno dei dividend yield più alti è in un certo senso rappresentativa del settore, non perché abbia una qualche intuizione particolare se il dividendo sarà tagliato o meno.

giovedì 22 settembre 2016

“Don’t be a yield pig”: il caso delle MLP

Le Master Limited Partnership (MLP) sono limited partnership quotate su un mercato regolamentato (il titolo del post viene invece da un articolo di Seth Klarman del 1992).

Queste strutture sono molto popolari tra gli investitori retail (si stima che posseggano circa il 65% delle MLP quotate in Borsa), soprattutto per gli elevati dividendi che pagano: le loro distribuzioni sono quasi tre volte quello che offrono altri investimenti.

lunedì 19 settembre 2016

lunedì 12 settembre 2016

Shipping – follow-up

Il post sull’industria dello shipping è stato quasi profetico: la coreana Hanjin Shipping, settima azienda mondiale per dimensioni, ha infatti dichiarato bancarotta, il maggior fallimento di sempre nel settore. Con questa sono 4 le società che sono fallite (o sono vicine a farlo) negli ultimi mesi.

Il problema, come evidenziato nel post precedente, rimane l’eccesso di offerta, anche se pensavo che i guai peggiori li avrebbero avuti i costruttori di navi (forse seguiranno a breve). Nonostante il processo di consolidamento (la francese CMA CGM ha comprato Neptune Orient, la tedesca Hapag-Lloyd si sta fondendo con United Arab Shipping, due aziende cinesi si sono unite per formare China Cosco Shipping Corp.) ed i recenti fallimenti, la stazza disponibile è ulteriormente aumentata nel 2016. La conseguenza più ovvia è che un quinto della flotta disponibile è ferma nei porti.

È vero che i tassi per spedire un container sono risaliti dai minimi di $600 fino a $1.400: ma se anche il leader mondiale Maersk, nonostante tutti gli sforzi per ridurli, ha ancora costi medi di circa $2.000 (pag. 7 della presentazione dei risultati del secondo trimestre), è difficile vedere come queste aziende possano rimanere a galla.
La strada più breve per ritornare alla redditività sarebbe quella di rottamare alcune navi: possibile (visto che 80% della flotta mondiale fa capo a 3 cartelli) ma difficile, perché nessuno vorrà essere la prima a cominciare. Purtroppo è prevedibile che ci saranno ulteriori write-down, ristrutturazioni e fallimenti.

mercoledì 7 settembre 2016

Asset allocation: cosa ci riserva il futuro?

Il grafico sottostante, preso da una presentazione di JP Morgan Asset Management, illustra il range di rendimenti storici che i mercati hanno offerto: dal 1950 le azioni hanno prodotto qualcosa più di 11% annuo; le obbligazioni governative 6%. In termini di rendimenti per i prossimi anni, è poco probabile attendersi questi valori.

lunedì 5 settembre 2016

Blind stock valuation: risultati

Come promesso, ecco i risultati dell’esperimento.

Innanzitutto, grazie mille a tutti quelli che hanno partecipato: non ho ricevuto moltissime risposte (8), e quindi il campione non è statisticamente molto significativo, ma si possono comunque trarre alcune conclusioni. Tra coloro che hanno indicato anche la metodologia utilizzata per arrivare al valore intrinseco, vi è una prevalenza di discounted cash flow (DCF) o sue variazioni, ma sono stati usati anche i multipli.

giovedì 1 settembre 2016

Capital allocation (IV) – Roll-up e crescita per acquisizioni

Nella lettera agli azionisti di Pershing Square per il 2015, Bill Ackman ha ammesso che uno dei “pochi” errori che ha commesso è stata quello di assegnare troppo platform value ad alcune delle aziende nelle quali ha investito (gli altri fattori che hanno contribuito alla performance negativa, ai quali sono dedicate ben 7 pagine, sono stati ovviamente classificati come esterni al suo controllo). Cos’è dunque questo platform value?

mercoledì 24 agosto 2016

Capital allocation (III): Mal-investimenti nell’industria dello shipping

Quest’articolo di Bloomberg sull’industria dello shipping illustra in maniera eccellente il ciclo del capitale.

Si tratta di un settore con significativi benefici di scala: più le navi diventano grandi, minori sono i costi unitati. Ed infatti questo è proprio quello che è successo nelle ultime tre decadi grazie alla globalizzazione ed all’aumento dei commerci. Ma come per (praticamente tutti) i fenomeni economici, esiste il problema dell’utilità marginale decrescente:

“A study last year by the OECD found that economies of scale from today’s mega-boats are four to six times smaller than those in previous periods of upsizing. Around 60 percent of cost savings now comes from engine technologies. In other words: Building smaller boats with better engines would offer more savings than going bigger.”

martedì 23 agosto 2016

Capital allocation (II): Errori e buybacks

Come spesso accade in finanza, non esiste una formula univoca per determinare chi è un buon capital allocator, ma è più facile definire chi non lo è.

lunedì 22 agosto 2016

Capital allocation (I)

Oltre a Capital Returns, un altro famoso libro su come le aziende allocano il capitale è The Outsiders di William Thorndike.

Capital allocation si riferisce a come il management impiega i profitti generati dall’attività operativa, ed è uno degli elementi più importanti (se non il principale) nella creazione di valore nel lungo periodo.

“The lack of skill that many CEOs have at capital allocation is no small matter: after ten years on the job, a CEO whose company annually retains earnings equal to 10% of net worth will have been responsible for the deployment of more than 60% of all the capital at work in the business. (Warren Buffett)”

giovedì 28 luglio 2016

Blind stock valuation

Riprovo l’esperimento tentato lo scorso anno, che ha suscitato qualche interesse ma poche risposte.

Il punto di partenza è che la scelta di un investimento dovrebbe essere basata sulla differenza tra prezzo di mercato e valore intrinseco (che, è vero, dipende da molti fattori). Ma, allo stesso modo di quello che succede quando conosciamo qualcuno, la decisione se ci piace o meno è spesso dettata dalla prima impressione che abbiamo: quel sentimento (di pancia?) che l’azienda X è amata/odiata dagli investitori, gestita bene/male, a bassa/alta crescita, ad elevato potenziale/con nessun futuro, … Quello che facciamo è stabilire sul momento se l’azienda in questione è “buona” o “cattiva”.

mercoledì 20 luglio 2016

Banche: il peggio deve ancora venire?

Risposta veloce: sì, perché il QE sta mettendo sotto enorme pressione il loro business model.

Per meglio argomentare, una grafico preso da un blog di Alhambra Investment Partners mostra l’ammontare di titoli di stato detenuti dalle banche italiane: all’ultimo rilevamento, €725 miliardi [in rapporto agli assets totali i numeri non sono molto differenti negli altri paesi europei, soprattutto in quelli periferici].

lunedì 18 luglio 2016

“Priceless”

In senso stretto, “Priceless: the hidden psychology of value” non è un libro sugli investimenti (dello stesso autore preferisco Fortune’s formula), quanto piuttosto una panoramica su come le persone reagiscono alla variabile più persuasiva che esista (il prezzo, appunto) e sulle strategie messe in atto da casino, supermercati, esperti di marketing, etc…, per massimizzare i profitti. Molte delle considerazioni contenute nel libro possono però essere estese dai mercati dei beni fisici ai mercati finanziari.

mercoledì 6 luglio 2016

Cosa è successo finora nel 2016

Un grafico per riassumere l’andamento di alcune asset classes nei primi sei mesi dell’anno.

In campo azionario, i migliori investimenti sono stati in quei settori/mercati che avevano sofferto nel 2015 (Brasile, energia, oltre a tutte le commodities); all’altro estremo, stanno andando male quelli che invece avevano brillato lo scorso anno (Italia, Francia, Germania, finanziari). Forse a sorpresa, regge bene UK, almeno in valuta locale: la svalutazione della sterlina ha invece detratto dalla performance per gli investitori globali.

lunedì 4 luglio 2016

Performance primo semestre 2016 ed aggiornamento portafoglio

È l’ora di bilanci per il portafoglio “ipotetico” iniziato nel 2014, soprattutto dopo un periodo caratterizzato da qualche sorpresa. Ricordo che la filosofia è di investire in small/mid-caps con buoni fondamentali ma spesso ignorate dal sell-side, con l’obiettivo di mantenerle per 2-5 anni e basso turnover. Il portafoglio è “attivo”, ma non “gestito”, nel senso che viene aggiornato solo sporadicamente (l’ultimo cambiamento è stato l’inserimento di BETT lo scorso febbraio, altre modifiche sono discusse più sotto).

lunedì 27 giugno 2016

Brexit e banche italiane

L’impatto del voto inglese si è fatto sentire soprattutto sul continente, con le principali banche italiane che hanno perso tutte oltre 20% in un solo giorno: Popolare Emilia Romagna -25%, Popolare Milano -24%, Unicredit -24%, Banco Popolare -23%, Intesa -23%, Mediobanca -21%, UBI -21%. A fronte di questo, le banche inglesi hanno perso “relativamente” meno: HSBC (-1%) e Standard Chartered (-3%) perché più globali e focalizzate sui mercati emergenti, mentre Barclays (-18%) e Lloyds (-21%) sono più domestiche.

venerdì 24 giugno 2016

“No one knows what will happen”

Contrariamente a quello che potrebbe sembrare, questo è un messaggio positivo.

Il seguente memorandum è stato preparato dagli analisti del Pentagono per George W. Bush ad inizio 2011.

mercoledì 22 giugno 2016

“Capital Returns”

Anche se “anomalo”, Capital Returns: Investing Through the Capital Cycle - A Money Manager's Reports 2002-2015 è senz’altro uno dei migliori libri di finanza che abbia mai letto. Si tratta di una serie di memorandum scritti dai gestori di Marathon Asset Management sia per discussioni interne che per i loro clienti e raccolti da Edward Chancellor, a sua volta autore del pregevole Devil take the hindmost. Esiste anche un “prologo”, Capital Account: A Fund Manager Reports on a Turbulent Decade 1993-2002, che copre il decennio precedente (crisi asiatica e bolla Internet).

giovedì 16 giugno 2016

Silicon Valley blues

Un po’ di schaudenfreude, ben consapevole che per ognuno di questi fallimenti ci sono invece dozzine di aziende di successo.

1. Groupon 
Quotata nel 2011 ad una valutazione di $13 miliardi, oggi ne capitalizza $1,8 miliardi e dalla sua fondazione ha ancora problemi a generare profitti e flussi di cassa positivi. L’ex CEO Andrew Mason è stato votato il peggiore amministratore del 2012.

Performance: -84% da IPO

mercoledì 8 giugno 2016

Come dovrebbe essere una banca

Molti investitori preferiscono stare alla larga dalle banche perché troppo complesse, opache o inerentemente precarie. Non a torto, visto che abbiamo imparato come possano sparire da un giorno all’altro: non solo Lehman Brothers e Bear Stearns, ma anche Washington Mutual, Fortis, Northern Rock, Countrywide, per arrivare alle più recenti Banca Etruria, Popolare di Vicenza e Veneto Banca.

mercoledì 1 giugno 2016

GoPro: Red Bull (non) ti mette le ali

GoPro (GPRO:US), la cui mission dichiarata è: “trasformare il modo nel quale le persone catturano visualmente e condividono le loro vite”, è la nota azienda produttrice di action cameras.

lunedì 30 maggio 2016

US E&P (parte IV) – Cheniere Energy

La storia di Cheniere Energy (che tratta con il quanto mai appropriato ticker LNG) è raccontata molto bene in “The frackers”. Creata nel 1996, era inizialmente indirizzata a cercare petrolio e gas lungo la costa del Golfo del Messico: non essendoci riuscita, il CEO Charif Souki si convinse della futura scarsità energetica negli US e decise pertanto di dedicarsi ad importare gas naturale, raccogliendo alcuni miliardi di dollari per costruire impianti di ri-gassificazione da vendere alle majors. Non aveva però considerato i frackers, e dopo pochi anni il suo investimento era senza valore. Nonostante questo, cambiò strategia ed raccolse altri miliardi di dollari, questa volta per esportare il gas naturale prodotto negli US, a basso costo, nel resto del mondo, dove invece costa di più. Souki è stato poi cacciato come CEO lo scorso dicembre dopo l’arrivo tra gli azionisti di Carl Icahn.

martedì 24 maggio 2016

US E&P (parte III) – Domanda ed offerta

Nonostante quello energetico sia “il più ciclico dei settori ciclici”, continuo a sorprendermi nel vedere dozzine di analisti e commentatori che sanno sempre con la massima certezza cosa succederà tra 3 mesi o tra 20 anni. Come ad esempio queste previsioni, che a onore del vero sono state fatte nel 2011 e quindi corrette per lo meno riguardo alla discesa sotto $50:

lunedì 23 maggio 2016

US E&P (parte II) – “The Frackers”

Continuo nella mia “educazione” sul settore energetico, un argomento la cui discussione può richiedere tre minuti o tre mesi. 

Ho finito The Frackers, lettura interessante ed informativa ma solamente introduttiva alle dinamiche di shale oil & gas: non vi insegnerà infatti come analizzare o selezionare queste aziende.

lunedì 16 maggio 2016

Articoli, grafici ed altre cose

Un po’ di materiale che ho raccolto nelle ultime settimane.

Credito
Secondo Matt King di Citigroup, il ciclo del credito è vicino ad un “punto di non ritorno”, non solo per il segmento high yield ma anche per quello investment grade, sia in EUR che (sopratutto) USD.

lunedì 2 maggio 2016

Rocket Internet: un aggiornamento

Rocket Internet (RKET:GR) è un’azienda che avevo guardato già lo scorso anno: si tratta di un incubatore di start-up che è sotto del 50% rispetto al prezzo dell’IPO nel novembre 2014 ed è una delle aziende più shortate in Europa.

mercoledì 27 aprile 2016

ROIC: maneggiare con cura

Aprite un qualsiasi blog/forum finanziario e troverete una marea di analisi basate su ROIC e ROE. Un elevato rendimento del capitale investito è considerato infatti il sacro Graal: è indice di qualità, sinonimo di moat durevole e la chiave per ingenti e sostenuti profitti futuri.

Questo concetto ha il sigillo di approvazione di Warren Buffett, ed è famosa una frase di Charlie Munger:

“Over the long term, it's hard for a stock to earn a much better return than the business which underlies it earns. If the business earns 6% on capital over 40 years and you hold it for that 40 years, you're not going to make much different than a 6% return, even if you originally buy it at a huge discount. Conversely, if a business earns 18% on capital over 20 or 30 years, even if you pay an expensive looking price, you'll end up with a fine result. So the trick is getting into better businesses.”

giovedì 14 aprile 2016

Nella mente dell’investitore

Michele vuole essere un investitore informato, e legge quotidianamente Il Sole 24 Ore con interesse. Un giorno trova un articolo sulla presentazione che un famoso investitore ha fatto ad una conferenza: in un mondo nel quale siamo continuamente bombardati da segnali discordanti, è incoraggiante avere qualcuno come Robert Julianson che ci aiuta a trovare qualche idea di investimento. Robert ha infatti così illustrato la sua opinione su United Cocoa (UCOC):
“L’azienda ha una quota del 20% nel mercato della cioccolata organica”
“La recente acquisizione di piantagioni in Costa Rica ed Africa migliorerà ulteriormente le economie di scala”
“Se assumiamo che la divisione caffè (l’altra linea di business di UCOC) sia a break-even, stiamo pagando un multiplo EBITDA di solo 9x per un settore in costante crescita”

mercoledì 30 marzo 2016

Valeant: follow the money

Valeant (VRX:US) è senz’altro una delle azioni più discusse degli ultimi mesi.

La storia è nota: è un’azienda che è cresciuta rapidamente attraverso molteplici acquisizioni nel settore farmaceutico (
tecnicamente vengono definite roll-up). La strategia è di ridurre i costi e migliorare i margini utilizzando le economie di scala sia sul lato dell’offerta che della domanda, razionalizzando allo stesso tempo la competizione in mercati molto frammentati. Nonostante l’attrattiva di queste proposizioni, un roll-up non è di per se una garanzia di successo.

martedì 22 marzo 2016

Growth vs. value

“Growth and value investing are joined at the hip (Warren Buffett)”

Gli ultimi due post mi hanno portato per l’ennesima volta a riflettere su come vengono descritte le strategie di value e growth investing.

La definizione “pigra” di value (growth) è infatti: “Comprare azioni che hanno bassi (alti) P/E o P/BV.” Anche se spesso utilizzata da vari database (assieme al dividend yield) per classificare un’azienda in un gruppo o nell’altro, è troppo semplicistica, ed occorre qualcosa di più preciso.

mercoledì 16 marzo 2016

Quantità or qualità? (II)

Riprendendo quanto introdotto nella prima parte:
  • nel lungo periodo le azioni value (definite come?!?) hanno performance migliori rispetto a quelle growth
  • comprare a bassi multipli incorpora automaticamente un margine di sicurezza
Se è così, perché nell’ultima decade l’indice MSCI World Growth ha battuto di oltre 40% MSCI World Value (cumulato)? E come mai alcuni value investors, anche famosi, hanno perso molti soldi, cominciando con banche e housing prima della crisi e proseguendo con energy & mining oggi, tutti titoli comprati a valutazioni molto contenute (almeno all’apparenza)?

lunedì 14 marzo 2016

Quantità or qualità? (I)

Ridotto ai minimi termini, investire significa comprare qualcosa il cui prezzo corrente è inferiore al suo valore intrinseco. Il problema è che possiamo conoscere il prezzo di un’azione in qualsiasi momento, ma non possiamo mai essere sicuri del suo reale valore perché il futuro è incerto.

Per questo motivo molti investitori (me compreso) gravitano attorno a criteri quantitativi: un’azienda che tratta ad un P/E di 10x è migliore di una a 15x, ed un P/E di 5x comincia a farci salivare.

giovedì 10 marzo 2016

Fondi immobiliari: un aggiornamento

Un aggiornamento sulla situazione dei fondi immobiliari chiusi quotati su Borsa Italiana (per le loro caratteristiche e descrizione si veda quanto detto lo scorso anno).

I fondi sono ordinati in ordine decrescente per il loro margine di sicurezza attuale
(MoS) (cliccare sull’immagine per ingrandirla): quelli con il margine di sicurezza e/o sconto sul NAV migliore sono in genere quelli che hanno meno debito (LTV).

mercoledì 24 febbraio 2016

My new “BETT”

Può un’azione il cui prezzo è aumentato di 5x negli ultimi 5 anni essere ancora considerata value? Sì, e non si tratta di una “scommessa”.

Da oltre 100 anni, il massiccio del Titlis accoglie turisti, sportivi ed entusiasti della montagna. Bergbahnen Engelberg-Truebsee-Titlis AG (in breve, BETT) è la società che opera la ferrovia che trasporta i visitatori, le funivie ed altre strutture ricreative nella cittadina di Engelberg. Si tratta di una destinazione sciistica e vacanziera nel cuore della Svizzera che offre scenari spettacolari come Glacier Cave e Titlis Cliff Walk, il più alto ponte sospeso in Europa.

mercoledì 17 febbraio 2016

giovedì 11 febbraio 2016

“Do you homework” ed altre considerazioni

Non passa giorno senza che sentiamo qualcuno dire quanto i mercati siano “challenging” e che siamo prossimi al ripetersi del 2008. Giusto per ricordare un concetto banale ma evidentemente non sufficientemente chiaro, l’incertezza nei mercati finanziari è la regola, non l’eccezione. I mercati attuali non sono né più né meno “challenging” di quanto lo siano stati nel passato: quello che li rende differenti è che oggi non si può più fornire beta, incluso levered beta, e spacciarlo per alpha (e tralasciamo tutti quei fondi venduti come Absolute Return e che non lo sono nemmeno lontanamente).

venerdì 5 febbraio 2016

Bad bank in salsa italiana: raffinata, ma insapore

Dopo mesi di discussioni, sono state introdotte in Italia le GACS, acronimo per GAranzie pubbliche per la Cartolarizzazione delle Sofferenze. Questa garanzia fornita dallo stato dovrebbe servire a favorire il processo di smaltimento dei crediti incagliati nel nostro sistema bancario: a giudicare dalla reazione dei mercati azionari non è stata accolta con favore (eufemismo), o - più probabile - è stata giudica insufficiente a risolvere i problemi.

mercoledì 3 febbraio 2016

US E&P

Uno dei settori nei quali cercare opportunità di stock picking al momento è sicuramente quello energetico. Ho cercato di studiare un po’ il mercato in aggregato per meglio comprenderne le dinamiche, limitandomi per il momento alle aziende americane di exploration & production (E&P): ci sono occasioni anche in mercati complementari (oil services) ed altre regioni, ma oltre a presentare difficoltà per un investimento diretto da parte del retail, le aziende integrated di molti paesi (Russia, Cina, India) e quelle che esplorano in zone più esotiche (Africa, Papua Nuova Guinea) presentano altri fattori di rischio (geopolitici, corporate governance) che complicano l’analisi (senza tralasciare la possibilità di una prossima parziale privatizzazione e quotazione di Saudi Aramco).
[Nota: per maggiore omogeneità, tutti i dati presentati di seguito sono fino al terzo trimestre 2015, in quanto non tutte le aziende hanno ancora riportato i risultati per l’intero 2015].

lunedì 25 gennaio 2016

“The Prize”, ed alcune considerazioni sul prezzo del petrolio

Sono finalmente riuscito a finire The Prize” di Daniel Yergin, opera monumentale (800 pagine!) sulla storia del petrolio: dalle prime esplorazioni del “Colonnello” Edwin Drake a Titusville, Pennsylvania, nel 1859 fino ai giorni nostri, passando per lo Standard Oil Trust di John D. Rockefeller (dalla quale sono derivate tutte le majors americane), lo sviluppo di Messico e Venezuela e le loro nazionalizzazioni, le scoperte in Medio Oriente (Iraq, Iran, Kuwait, Arabia Saudita), la nascita dell’OPEC e le crisi energetiche degli anni 1970.

Lettura altamente consigliata per tutti coloro che sono interessati a capire il ruolo del petrolio nelle economie moderne e soprattutto la relazione tra domanda ed offerta dal punto di vista “politico-economico”, non geologico.



venerdì 22 gennaio 2016

Variabili non-predittive (parte II): beta game

“È proprio così, per ogni trend, per ogni mercato al rialzo, c’è l’ETF giusto, anzi il più delle volte c’è l’imbarazzo della scelta. Tra replica fisica e replica sintetica, tra accumulazione e distribuzione dei dividendi, tra cambio coperto (su base giornaliera o mensile) e aperto, ed in taluni casi con o senza leva, e con strategia smart beta al posto del classico approccio market cap.”

Iniziava così l’editoriale di qualche mese fa di un magazine specializzato in ETF, un'industria che è cresciuta in maniera esponenziale: quelli disponibili su Borsa Italiana sono oggi oltre 700, tutti presentati per offrire una specifica, e spesso esotica, esposizione ad un determinato segmento del mercato.

lunedì 18 gennaio 2016

Variabili non-predittive, e perché anche la divinazione perfetta non aiuta

Tesi: la maggior parte delle variabili macroeconomiche considerate un elemento essenziale nei modelli di valutazione (crescita del PIL, livello di occupazione, tassi d’interesse, prezzo del petrolio) portano spesso a scelte sbagliate e detraggono, anziché aggiungere, dalla performance del portafoglio.

giovedì 7 gennaio 2016

Banche ed obbligazioni: una storia portoghese

Così come il “salvataggio” delle 4 banche italiane, negli ultimi giorni ha fatto scalpore una caso analogo (o peggiore?) avvenuto in Portogallo.

La storia riguarda Novo Banco, creata come “good bank” dal salvataggio e conseguente smembramento della più grande banca lusitana, Banco Espirito Santo, nell’agosto 2014. L’idea era poi di fondere Novo Banco, apparentemente la parte sana ma poco capitalizzata, con un istituto più solido: il “Portuguese Resolution Fund” ha investito €4,9 miliardi, ma i rumours di mercato indicavano che le offerte pervenute al governo erano circa €2 miliardi inferiori e pertanto non sono state giudicate sufficienti.

martedì 5 gennaio 2016

Performance portafoglio 2015

Come promesso, è l’ora di verificare la performance del portafoglio consigliato all’inizio dello scorso anno (15 idee per il 2015).